00 12/3/2013 7:34 PM
Parte di una tesi di laurea di Sarti, Francesca Maria - Lasagna, Emiliano
Inserisco una parte di una tesi di laurea dove si è fatto uno studio
genetico delle popolazioni di polli locali Italiani .
Le razze locali possono essere considerate parte della storia di molte popolazioni umane, così come materiale importante dal punto di vista scientifico. La catalogazione, la caratterizzazione e il controllo di routine della variabilità delle risorse genetiche animali sono pratiche fondamentali nelle strategie di miglioramento genetico e nei programmi di conservazione. La genetica molecolare ci fornisce importanti strumenti per analizzare la variabilità genetica tra e all’interno delle razze. Numerosi approcci sono stati sviluppati e utilizzati per comprendere i diversi aspetti che contribuiscono alla differenziazione delle razze.
Questa tesi è costituita da tre contributi scientifici.
L’obiettivo del primo (Capitolo 3) è stato quello di studiare la variabilità e analizzare la struttura di popolazione di due razze avicole Italiane (Ancona e Livorno), poiché possono essere considerate una fonte preziosa di variabilità genetica. Sono stati raccolti campioni di sangue da 131 animali e genotipati mediante l’utilizzo di un panel di 30 marcatori microsatelliti. Gli indici genetici calcolati suggeriscono un deficit di eterozigosità e un certo livello di consanguineità (eterozigosità media osservata = 0,46; eterozigosità media attesa = 0,53; FIS in Ancona e Livorno = 0,251 e 0,086). L’albero delle distance inter-individuali DAS, elaborato mediante l’algoritmo Neighbour-Jouning, e l’analisi FCA, hanno evidenziato una elevata variabilità interna in Livorno rispetto alla razza Ancona. L’analisi mediante il software STRUCTURE ha evidenziato l’unicità genetica delle due razze oggetto di studio e la presenza di subgruppi nella razza Ancona, derivanti da un possibile isolamento genetico.
Nel quarto capitolo, è descritta la caratterizzazione genetica di cinque razze avicole italiane (Ancona, Livornese bianca, Modenese, Romagnola e Valdarnese Bianca), incluse le loro origini, la loro differenziazione e il loro attuale livello di variabilità genetica. Il primo obiettivo di tale studio è di indagare l’origine genetica di queste cinque razze di pollo italiane sulla base delle informazioni provenienti dal DNA mitocondriale (mtDNA). Il secondo obiettivo è stato quello di valutare la variabilità genetica, la struttura di popolazione e le loro relazioni genetiche mediante l’utilizzo di 27 marcatori molecolari microsatelliti.
Al fine di raggiungere tali obiettivi, è stato sequenziato un frammento di 506 bp della regione D-loop del DNA mitocondriale di 50 animali delle cinque razze avicole oggetto di studio. Sono stati individuati diciotto siti di variabilità che hanno definito 12 aplotipi. Questi ultimi sono stati assegnati a tre aplogruppi, probabilmente attribuiti a due linee materne. I risultati hanno mostrato che il 90% degli aplotipi ricade nell’aplogruppo E, originario del subcontinente Indiano come descritto in precedenza da altri autori. Per l’analisi microsatellitare, 137 singoli campioni di sangue sono stati raccolti nelle cinque razze italiane oggetto di studio. Un totale di 147 alleli è stato rilevato in 27 marcatori microsatelliti. Le cinque razze Italiane hanno mostrato un livello di consanguineità leggermente superiore (FIS = 0,08) rispetto alle popolazioni commerciali utilizzate come razze di riferimento. L’analisi con il software STRUCTURE ha rilevato una chiara separazione delle cinque razze Italiane da queste popolazioni riferimento; una seconda analisi delle sole razze oggetto di studio ha permesso di discriminare le singole razze italiane.
Scopo del terzo studio è stato quello di descrivere la variabilità genetica e le relazioni tra sedici popolazioni avicole allevate nel bacino del Mediterraneo, mediante il sequenziamento della regione D-loop del DNA mitocondriale e l’utilizzo di un panel di 27 marcatori molecolari microsatelliti (Capitolo 5). Un frammento di 506 bp del D-loop mitocondriale è stato sequenziato in 160 campioni di DNA. Sono stati osservati 25 siti di variabilità e 21 aplotipi che definiscono tre aplogruppi e probabilmente tre linee materne. Il principale aplotipo, individuato nelle popolazioni del Mediterraneo, è rappresentato dall’E1 derivante dal subcontinente Indiano. Altre sequenze sono incluse negli aplogruppi A e B, i quali originano dal sud della Cina e dal Giappone. Per l’analisi microsatellitare, sono stai racconti 465 campioni di sangue. I risultati indicano che circa il 22% della variabilità totale origina da variazioni che intercorrono tra le popolazioni oggetto di studio. L’analisi di STRUCTURE ha rilevato un’ampia mescolanza genetica in molte delle popolazioni studiate.
In conclusione, adeguate misure di conservazione dovrebbero essere attuate al fine di minimizzare fenomeni di consanguineità e d’incrocio incontrollato nelle razze studiate. Particolare attenzione, pertanto, è richiesta al fine di conservare e salvaguardare queste razze potenzialmente vulnerabili.
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