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Turi Vaccaro (Cordaro)

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    cirasa72
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    00 4/7/2015 1:17 PM
    Un eroe con lo Spino .
    Turi Vaccaro il pacifista della Val di Susa in Sicilia per per una marcia di protesta e per la pace che parte da Palermo e arriverà a Comiso .Molto noto per azioni contro la base di Comiso negli anni '80 e poi le altre mille iniziative per la pace ,non ultima contro il mous ,dove è salito sulle antenne e adesso ha una diffida e non può avvicinarsi nel comune di Niscemi(CL) .
    I pastori hanno preso a cuore la storia di Turi che è originario di Marianopoli (Cl) e dopo svariati anni passa proprio da quella cittadina isolata nelle colline.Turi ha come compagno di viaggio Maurizio e un Asino ,ma nei monti Sicani ha deciso di unirsi una splendida Spina ,una razza in via di estinzione che lo ha accompagnato, fino a San Cataldo dove è stata rifocillata e a giorni proseguirà il viaggio fino a Comiso, per raggiungere i molti Iblei .La femmina di Spino sarà usata per il recupero della razza .
    [Edited by cirasa72 4/7/2015 1:37 PM]

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    00 4/7/2015 6:30 PM
    Complimenti, bellissima Cane la Spina, e complimenti pure per il suo Asino e per il nostro compaesano delle zone del Nisseno Turi, che
    accompagnato sempre dai suoi animali fedeli, questo appassionato degli animali ha girato e può continuare ha girare naturalmente tutti i posti naturali d'Italia, ed è sicuramente pure per questo motivo che i pastori lo hanno preso a cuore, per la sua storia di pacifista e portatore di pace.
    Fatti raccontare le tante altre sue storie, quali animali autoctoni nostrani ha incontrato, e se ha scattato delle foto, ed eventualmente li posti.
    [SM=g7422]
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    cirasa72
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    00 4/7/2015 10:05 PM
    Turi è un eremita ,non ama la tecnologia ,si nutre di frutta e cammina scalzo .Oggi l'ho cercato ma ha preferito prendere nelle campagne piuttosto che incontrare la civiltà .La cagna è con me ,spero si rimetta per unirsi alla comitiva .

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    Salvo Amico
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    00 4/13/2015 1:08 PM
    Re:
    cirasa72, 07/04/2015 22:05:

    Turi è un eremita ,non ama la tecnologia ,si nutre di frutta e cammina scalzo .Oggi l'ho cercato ma ha preferito prendere nelle campagne piuttosto che incontrare la civiltà .La cagna è con me ,spero si rimetta per unirsi alla comitiva .


    Questo Turi Vaccaro allora fa una vera e propria vita da eremita:
    cammina sempre scalzo con il suo Asinello e la Cagna Spinusa che gli hai regalato (cosi' gli farà pure compagnia), si nutre di frutta e verdura, ed è un portatore di pace.
    Nel giornale di domenica u.s. di Turi Vaccaro vi era questo articolo, ed una foto insieme a te e con altri amici.
    [SM=g7422]
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    cirasa72
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    00 4/13/2015 1:38 PM
    Sono uno dei fondatori del Gazebo della Solidarietà li ho seguiti dai monti Sicani agli Iblei ...la Cagna eroe è con me dopo avere fatto più di 200 km merita riposo .
    [Edited by cirasa72 4/13/2015 1:43 PM]

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    00 4/14/2015 6:46 PM
    Nel passato vi sono stati diversi eremiti poi beatificati come:
    Sant'Antonio Abate,eremita.
    Il culto di sant'Antonio Abate,che morì a 105 anni nel 356,senza essersi mosso dall'Egitto, è diffuso ovunque, ed è l'esempio di come la storia di un santo non finisca con la sua vita terrena, ma continui in un rapporto attivo con gli uomini e con Dio, che lascia tracce nell'iconografia.
    È uno dei fondatori del monachesimo: «monos» in greco vuol dire uno: monaco è l'uomo che appartiene a Uno solo, cioè a Dio, e vive solo. Lo vediamo perciò col saio monacale, e ha l'appellativo di abate, che vuol dire «padre»: per i monaci infatti il superiore è come un padre.
    Morti i genitori, Antonio distribuì i beni ai poveri e si ritirò nella solitudine del deserto della Tebaide in Egitto. Visse secondo la regola «ora et labora» che un angelo gli aveva insegnato.
    E il diavolo lo tentò crudelmente nel deserto, sia con pensieri osceni che con pensieri dall'apparenza spirituale: per questo, le storie leggendarie lo vedono spesso contendere al diavolo l'anima dei cristiani appena morti, e spesso il diavolo compare nella sua iconografia.
    Grazie alla preghiera resistette alle tentazioni, e il Signore gli consentì di consolare gli afflitti, liberare gli indemoniati, guarire i malati e istruire quanti volevano dedicarsi alla vita ascetica.
    Una simpatica leggenda dice che si recò all'inferno per rubare il fuoco al diavolo, e che mentre lui lo distraeva, il suo maialino corse dentro l'inferno, rubò un tizzone, e lo portò fuori per donarlo agli uomini.
    La sua fama di guaritore dell'«herpes zoster», che perciò è detto «fuoco di sant'Antonio», fece accorrere i malati al villaggio francese, che da lui prese il nome di Saint-Antoíne de Viennois, dove erano giunte le sue reliquie, e dove si costruì un ospedale, retto da una confraternita di religiosi che sarebbero divenuti l'Ordine Ospedaliero degli Antoniani, che prese come insegna la T, la «tau», che è tradizionale attributo del santo.
    I religiosi allevavano maiali che, distinguibili per un campanello, avevano il privilegio di pascolare liberamente nel paese.
    È patrono degli eremiti. Poiché, con l'aiuto di un leone, diede sepoltura all'eremita San Paolo nel deserto della Tebalde, è patrono anche dei becchini.
    Per il tramite del maiale, non solo il campanello è entrato nell'iconografia del santo, detto anche «Sant'Antonio dal campanello», ma anche il santo è divenuto protettore dei porci e dei loro guardiani nonché degli animali domestici e in particolare di quelli delle stalle, nonché patrono di molti mestieri che avevano a che fare col maiale e la lavorazione del suo corpo.
    La tradizione vuole che la notte della vigilia del 17 gennaio nella stalla si sentano gli animali parlare, e la benedizione delle state in questo giorno è tradizione radicata e ben viva: nelle città si portano a benedire gli animali da compagnia, dai grossi cani ai piccoli pesci.
    Sempre per il tramite del maialino protegge macellai e salumieri, tosatori e fabbricanti di spazzole che si facevano con le setole del porco, tessitori e commercianti di tessuti, conciatori, guantai; è patrono dei panierai perché nel deserto intrecciava canestri; poiché guarisce dal fuoco dell'«herpes», è patrono dei pompieri: è invocato contro le fiamme dell'inferno e gli incendi, e contro ogni tipo di contagio e in particolare contro tutte le malattie della pelle quali rogna, prurito, scabbia, scorbuto, lebbra, sifilide e malattie veneree, e anche i semplici foruncoli e le varici; per il campanello del porcellino, è patrono dei suonatori di campane.

    Fra Pietro Angelerio
    Fra Pietro Angelerio, più conosciuto col nome di Fra Pietro da Morrone (il nome è preso dal Monte Morrone, sopra Sulmona, dove ha passato gran parte della sua vita) era un monaco eremita di grande vita ascetica e di riconosciuta Santità. Contro ogni aspettativa, quando aveva circa 80 anni e si trovava sul Monte Morrone per vivere in solitudine e ascesi l'ultima parte della sua vita, venne eletto Papa, a causa sopratutto dei dissapori dei vari porporati che non riuscivano a mettersi d'accordo sull'elezione del successore di Papa Niccolò IV. Pietro da Morrone a grande malincuore accetto il ruolo di nuovo Pontefice e assunse il nome di Celestino V, ma dopo appena 4 mesi rinunziò al pontificato con l'intento di tornare alla vita eremitica di prima, assai più consona alla sua indole ascetica.
    Morì a 87 anni il 19 maggio 1296,nella rocca di Fumone,in Ciociaria, dov'era tenuto richiuso dal nuovo Pontefice Bonifacio VIII che lo voleva tenere sotto stretto controllo.
    E' stato canonizzato il 5 maggio 1313.
    La vicenda della sua tribolata elezione a nuovo Papa ha ispirato l'opera di Ignazio Silone "La storia di un povero cristiano".
    Il Perdono di Celestino V
    Immagine di papa Celestino V con la città dell'Aquila nella mano sinistra.
    Il 28 e il 29 agosto di ogni anno a L’Aquila si rinnova il rito solenne della Perdonanza, l’indulgenza plenaria perpetua che Celestino V, la sera stessa della sua incoronazione a pontefice, concesse a tutti i fedeli di Cristo.
    Prima di salire al soglio pontificio, Pietro Angelerio, questo era il suo nome secolare, aveva trascorso molti anni di vita eremitica, in special modo in una grotta sul monte Morrone, sopra Sulmona, ricevendo dai suoi devoti l’appellativo di Pietro del Morrone.
    Il 5 luglio 1294 fu designato dal conclave riunito a Perugia come successore di papa Niccolò IV, la cui morte (1292) aveva lasciato la sede vacante per più di due anni. Dall’eremo di Sant’Onofrio al Morrone nel quale si era ritirato, Pietro, a dorso di un asino e avendo come palafrenieri re Carlo II d’Angiò e suo figlio Carlo Martello, mosse alla volta di L’Aquila.
    Il 29 agosto 1294 nella basilica di Santa Maria di Collemaggio, costruita per sua stessa volontà e consacrata nel 1288, fu eletto papa. Alla cerimonia solenne parteciparono oltre ai due re, cardinali e nobili, ma soprattutto un immenso popolo, composto, secondo le fonti, da più di duecentomila persone, che ricevettero dal nuovo pontefice un dono di portata straordinaria.
    La tomba di papa Celestino V, nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio all'Aquila.
    Quanti confessati e sinceramente pentiti, dai vespri del 28 agosto fino ai vespri del giorno 29, festa di san Giovanni Battista, avessero visitato devotamente la basilica di Collemaggio, avrebbero ricevuto contemporaneamente la remissione dei peccati e l’assoluzione dalla pena.
    Fino ad allora, l’indulgenza plenaria era stata concessa solo a favore dei crociati in partenza per la Terra Santa e ai pellegrini che si recavano alla Porziuncola di Assisi. Appannaggio per lo più dei ricchi, che in cambio di sostanziose elemosine avrebbero ottenuto almeno la remissione parziale dei peccati, a L’Aquila il perdono sarebbe stato rinnovato annualmente e concesso anche a poveri e diseredati.
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    Salvo Amico
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    Immagine di papa Celestino V con la città dell'Aquila nella mano sinistra.
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